Il lavoro era senz'altro duro, specie prima dell'avvento delle macchine agricole come la mietilega, la mietitrice meccanica, la trebbiatrice e la mietitrebbia.
Tuttavia da queste testimonianze emerge solo la parte più ludica, musicale e passionale della mietitura e della trebbiatura nell'aia.
Come nel caso della scardocchiatura, cioè la sfoliazione delle pannocchie => vedi pannello 7, anche nel caso della trebbiatura l'aia diviene il luogo di laudi banchetti, esibizioni musicali, balli e piacevoli incontri.
La mietitura 10.1 | 40
Infanzia a Rocche 10.2 | 41
Pavina, classe 1962, si riconosce nella bambina bionda della foto.
Della mietitura, vissuta come un gioco, tra i tanti ricordi, ci descrive il rumore rimbombante del motore a scoppio del trattore che portava la trebbiatrice, alla fine della mietitura.
Infanzia felice, la sua vissuta a Rocche, fatta di tanti giochi innocenti, come "la mamma cucuruzzara" e la maratona organizzata nei giorni di festeggiamento dell'Assunta => vedi pannello 3
Ricordi della mietitura 10.3 | 42
Mondina in Piemonte 10.4, 10.5 | 43
Antonio Lattanzi nelle risaie | 122
Sciur padrun da li beli braghi bianchi | 109
Maria, classe 1944, alla vista della foto della mietitura manuale, subito riconosce un lavoro fatto anche da lei e dai suoi familiari.
Ci racconta poi di due emigrazioni stagionali molto in uso nel dopoguerra:
il lavoro svolto dai suoi fratelli, di venditori ambulanti di santini (i cosidetti santarellari => vedi pannello 15 e 15A), gestito dai camplesi, in giro per l'Italia.
Lei invece si spostava in Piemonte, per la stagione della coltivazione del riso. Le condizioni lavorative che ci descrive erano drammatiche.
Il canto delle mondine ci riporta un po' di allegria. Anche il fratello Antonio ha avuto una breve esperienza nelle risaie.
Si aveva tanta voglia di cantare | 141
La testimonianza di Ivetta, classe 1936, sui canti al lavoro: ci trasmette la sua gioia mentre cantava e lavorava con la zappa, anni Cinquanta.
E poi ci canta la canzone "L'Abruzzo è la più bella di tutte le regioni" che veniva cantata nel programma radiofonico "Pe' la Majella"
Questo programma ha raccontato in chiave satirica l'evoluzione della società abruzzese negli anni Cinquanta-Sessanta.
e si ji sapeva chi mineve lu mmete | 159
Lu 'nnamurate tu che te lo tocche | 112
Come spiega Carlo Di Silvestre nell'opera "Mo si ni cale lu sole", i canti sul lavoro erano strettamente connessi e funzionali alle diverse pratiche lavorative manuali in campagna.
La funzione di questi canti era di ritmare i movimenti ripetitivi, e anche di mitigare la fatica e la noia del lavoro.
L'esecuzione escludeva qualsiasi accompagnamento strumentale.
I principali depositari di questa pratica sono le donne, detentrici della cultura orale
A causa dello sviluppo tecnologico nell'agricoltura, oggi questi canti non si ritrovano nemmeno più nella memoria delle persone più anziane, troppo tempo è passato dal periodo in cui si praticavano.
Nella mia ricerca, nessuna anziana, pur proclamandosi molto appassionata e abile nel canto, è riuscita a ricordare qualche verso della tradizione orale.
Per questo propongo dei canti della mietitura, raccolti da Carlo Di Silvestre alcuni decenni fa:
- "E si jii sapeva chi mineve lu mmete" registrato a Fiano di Farindola (PE) nel 1992; voci femminili: Maria Salzetta, Bambina Miraglia, Laura Valeriani.
- "Lu 'nnamurate tu che te lo tocche" registrato a Montebello di Bertona (PE) nel 1995; voci femminili: Maria Carmine e Serafina Iannacci, Antonietta Barrucci, Marianna Cardone, Lucia Pavone, Luisa Darmi.
I canti durante i lavori agricoli 10.6 | 44
Andiamo a mietere il grano 10.6.1 | 92
Vanda ha fatto una interessante ricerca sugli stornelli che si cantavano durante il lavoro in campagna, presso le vecchine che incontrava.
Purtroppo ai suoi tempi non c'erano gli strumenti per effettuare delle registrazioni, e al momento non sono riuscito a riprodurre gli stornelli che lei riporta nel testo, perchè nessuno li ricorda.
Liliana Giannobile ricordava che ai suoi tempi, durante la mietitura, si cantava la canzone "Andiamo a mietere il grano", brano di Louiselle, che nel 1965 ebbe un grande successo. Non rispetta la successione temporale, perchè viene dopo il testo di Vanda, ma rende bene l'idea.
Biagio Fedele interpreta invece un mietitore che finalmente vede la possibilità di una pausa dal duro lavoro.
Con la festa nel cuore 10.7 | 45
La descrizione della trebbiatura nell'aia, come una festa collettiva, dove emergevano anche erotismo, passionalità, intrighi e corteggiamenti.
Il momento della trebbiatura era anche chiamato "trescatura": forse da questi aspetti di torbida promiscuità deriva il termine "tresca"?