La pannocchia, regina della vita contadina, assicurava, con la sua farina, il pasto quotidiano.
La polenta, preparata specialmente nella stagione invernale sul fuoco del camino, veniva collocata, ben calda, al centro della tavola e richiamava l'intera famiglia, soddisfacendo i suoi bisogni alimentari. Inoltre, si utilizzavano le foglie secche delle pannocchie per l’imbottitura dei materassi.
Dopo la raccolta delle pannocchie che avveniva in settembre, nell’aia seguiva la fase della “scardocchiatura” serale, cioè la sfogliatura, che riuniva le famiglie del borgo e si concludeva con la rituale festa musicale, tra incontri, gare danzanti, corteggiamenti, il suono di fisarmonica e organetto, magici strumenti di animazione.
Era tra gli ultimi raccolti dell’estate, assieme alla vendemmia e non poteva non concludersi con l’ultima festa, prima del riposo invernale.
La foto risale a qualche anno prima della partenza di Mario per la Svizzera, avvenuta negli anni Sessanta.
Mario in Svizzera 1966-1969 Mario lavorò nel cantone di Berna come macchinista nella costruzione di strade. Mario ricorda che il lavoro proseguiva, a differenza dell’Italia, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, anche durante i frequenti temporali. La cosa più complicata per lui non era la pesantezza del lavoro fisico, ma la compilazione in francese del rendiconto giornaliero delle lavorazioni effettuate e dei materiali utilizzati.
La cosa che ricorda con piacere della Svizzera è il bel rapporto che si era instaurato con il datore di lavoro. Quest’ultimo, quando Mario decise di ritornare in Italia nel 1969, continuò a spedirgli delle lettere (tradotte in italiano da un dipendente) per informarlo che c’era ancora lavoro per lui, e che testimoniano il rapporto umano che si era instaurato tra di loro.
Così Mario decise di ritornare con la moglie Teresa in Svizzera, dove rimasero dal ‘72 al ‘75. Teresa lavorava nelle cucine dell’ospedale e, rispetto al marito, aveva una sistemazione separata. Quando Teresa rimase incinta della prima figlia Emilia, decisero di ritornare definitivamente in Italia, anche perché, dopo i 3 mesi dal parto, Teresa, secondo le leggi svizzere sull’emigrazione, avrebbe dovuto comunque rimpatriare. In Italia Mario continuò il lavoro nella costruzione di strade.
Probabilmente la decisione di ritornare in Italia era favorita anche al miglioramento delle condizioni economiche di quegli anni.
Entrambi conservarono comunque sempre un buon ricordo della loro esperienza in Svizzera, dove vennero trattati con rispetto ed umanità.
Contrariamente a quanto ci racconta Mario, negli anni in cui lui era in quel paese, c’era una forte tensione contro gli immigrati italiani, tanto che nel 1968 il parlamentare di destra Schwarzenbach promosse la raccolta firme contro l’inforestimento, per indire un referendum (che poi non vinse) per portare dal 17 al 10% la quota di immigrati sul territorio nazionale; avrebbe costretto migliaia di italiani a rimpatriare.