Diverse voci degli abitanti anziani, che rappresentano la memoria storica di Rocche, ci aiutano a ricostruire il periodo storico del dopoguerra
Si viveva meglio quando si viveva peggio! | 4
Dai brevi racconti di Antonietta, classe 1940, emerge la nostalgia per il mondo contadino, dove era molto sentita l'appartenenza a una comunità, e ci si dava solidarietà e sostegno tra le diverse famiglie.
Ci parla anche di: un personaggio molto particolare, e alcune curiosità...
Infanzia a Rocche | 5
Come era Rocche, e i campi di canapa | 6
Due flash della guerra | 7
Bruno, classe 1940, ci descrive un paese agricolo, dove le terre venivano coltivate anche fin sopra il colle San Nicola, ove ora il bosco ha preso il sopravvento.
Ci spiega con precisione i motivi che spingevano tanta gente nel dopoguerra ad andare via.
Altre immagini: la tessitura della canapa, e i tedeschi del '44
Ivetta racconta come si nasceva in casa | 134
La conca dell'acqua e i panni al lavatoio | 137
Lavorazione della canapa | 138
Lavoro al telaio per il corredo | 139
come si faceva il sapone in casa | 135
Vendeva la verdura a Civitella | 140
Neve al matrimonio 1963 | 136
Ivetta, classe 1936, ci racconta molti episodi di vita quotidiana dagli anni '30 agli anni '60.
Nella prima traccia sonora Iva parla di un "malinteso" avvenuto nel 1945, in cui negli ordini militari si confuse Loreto con Nereto, con conseguenti operazioni militari anche nella zona di Rocche. Non sono riuscito a rintracciare la notizia negli archivi storici.
Le scuole a Rocche | 8
L'emigrazione in Svizzera | 9
Il ritorno in Italia | 10
Giovanni, classe 1938, con la sua carica di entusiasmo, ci fa sorridere persino delle sue disavventure, rese leggere e buffe dalla sua ironia.
Importante testimonianza sull'emigrazione in Svizzera (per altre testimonianze sull'emigrazione in Svizzera=> vedi anche pannello 7 Mario) e come il guadagno abbia contribuito alla modernizzazione dell'agricoltura (per un'altra testimonianza sulla meccanizzazione dell'agricoltura => vedi pannello 12 Ennio)
L'apetto | 11
Il Bar delle cartoline | 12
L'acquisto dell'Ape negli anni '50 ha portato un innegabile impulso ai commerci della famiglia Di Antonio.
Pasquale, raccontandoci la sua vita, fatta di tanti lavori e commerci, rende bene il valore che si dava al lavoro in quegli anni di ripresa.
Il bar, la principale attività della famiglia, è stato un punto di riferimento, non solo per tutte le famiglie di Rocche, ma anche per i...."villeggianti": chi erano?
Come si viveva a Rocche | 13
"porti le scarpe che mamma ti fece" | 178
Pietro, classe 1939, ci racconta della sua infanzia, della scuola, della grande povertà nel dopoguerra, anche della sua famiglia, che costringeva molti all'emigrazione.
Da notare dal suo racconto, che l'istruzione si svolgeva, non in un edificio scolastico vero e proprio (che verrà costruito solo nel 1958), ma in locali di privati sparsi nei vari sobborghi.
Immagine d'altri tempi quella di lui, scalzo, che va a ritirare la pagella scolastica: ce la racconta citando i versi pascoliani "con le scarpe che mamma ti fece" che lui ricorda dai tempi delle elementari, quando si usava recitare le poesie a memoria.
Le cartoline dello spaccio | 89
L'abitudine, ormai desueta, di spedire le cartoline dai luoghi di villeggiatura a parenti, amici e colleghi di lavoro.
Negli anni Settanta-Ottanta anche Silvana, che tornava da Roma per le vacanze, osservava tutte le estati questo "rito"
Vi presento Rocche | 90
Sorprende come già nel 1950 Vanda avesse la percezione di quanto si stesse perdendo della civiltà contadina. Da qui scaturisce la sua volontà di lasciare un ricordo del suo paese e inizia il suo lavoro di ricerca e recupero. Da queste premesse ho preso spunto anch'io, per continuare questo lavoro, anche se nel mio tempo le tracce della civiltà contadina sono in gran parte già perdute.